Che cosa fare della casa di Hitler?

Adolf Hitler rimane un inquilino imbarazzante. Che fare della sua casa natale a Braunau, cittadina austriaca sul confine con la Baviera? A 123 anni dalla nascita del Führer, il 20 aprile del 1889, il sindaco cristiano popolare Johannes Waldbacher è incerto: vuole evitare che finisca in mano di nostalgici che la trasformino in meta di pellegrinaggio.

A Predappio non si preoccupano, anzi vorrebbero incrementare il turismo dei fan del Duce, ma in Austria sono diversi. Potrebbe diventare un centro internazionale contro intolleranza e razzismo, oppure essere trasformato in un mausoleo che ricordi l’Olocausto.

I progetti, le idee sono tanti, ma al comune mancano i soldi per l’acquisto. Altri vorrebbero radere al suolo la casa, all’indirizzo Salzburger Vorstadt 15, e costruire al suo posto un supermarket, un garage, qualsiasi cosa che cancelli l’imbarazzante passato. Non è facile perché l’edificio. che risale al diciassettesimo secolo, si trova sotto la protezione delle Belle arti.

La proprietaria è un’anziana signora, Gerlinde Pommer, l’ultima discendente della famiglia che gestiva una locanda con camere per viandanti già molti anni prima del nazismo. Negli anni Settanta la casa venne affittata allo Stato austriaco, che a sua volta vi ha ospitato una scuola professionale per handicappati, ma nel 2011 si è dovuta trasferire perché la proprietaria era contraria a far eseguire i necessari lavori di ristrutturazione.

Ora la casa è vuota, ma lo Stato continua a pagare 5 mila euro al mese a fondo perduto. Che fare della Hitlerhaus? Affittarla semplicemente a privati? Troppo pericoloso: come controllare le idee dei possibili inquilini? Ai 16 mila abitanti di Braunau non piace che la cittadina sia legata al nome del Führer: mai stati nazisti, protestano. Alle ultime libere elezioni negli anni Trenta il partito di Adolf ottenne appena il 7%.

Alla fine dell’Ottocento la casa ospitava l’osteria con pensione annessa; il pianterreno venne affittato a un doganiere dell’impero austro-ungarico, Alois Hitler, il padre di Adolf. Nel 1911 fu acquistata da Josef Pommer, nonno di Frau Gerlinde. Dopo l’Anschluss, nel 1938, Martin Bormann comprò la casa da Pommer, o lo costrinse a vendere al prezzo da lui stabilito, e la trasformò in un centro culturale del partito nazista, con una grande biblioteca. Ancora oggi, sulla porta d’ingresso, si possono leggere le iniziali MB. L’idea di Bormann era di edificare sul posto un museo in onore del Führer. Non si fece in tempo.

Subito dopo la sconfitta, il 2 maggio del 1945, alcuni soldati della Wehrmacht volevano far saltare in aria la Hitlerhaus per evitare che venisse profanata dal nemico. Gli americani lo impedirono. Nel 1952 la casa fu restituita agli eredi di Pommer: la vendita a Bormann era stata piuttosto un esproprio, e quindi non valida. Ospitò dapprima una banca, poi una scuola. Nel 1989, nonostante l’opposizione di Frau Gerlinde, innanzi alla casa è stata posta una lapide con il monito: «Per la pace, libertà e giustizia. Mai più fascismo». Ma si discusse a lungo se doveva anche essere ricordato il nome di Adolf Hitler. Si preferì di no. In fondo visse qui solo due settimane, poi papà Alois e la mamma Klara si trasferirono altrove, e tre anni dopo lasciarono Braunau per la vicina Passau.

Italiaoggi
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